Per la civiltà della Grecia classica il tempo usciva dall'indefinitezza e meritava di essere misurato solo a partire dall'anno della disputa dei primi Giochi Olimpici (per noi il 776 a.C.): basti questo fatto a dimostrare il valore attribuito a tale manifestazione.
Simbolo di pace e unione
I giochi costituivano un avvenimento di portata universale, capace di creare un temporaneo vincolo di unione tra città separate e spesso in lotta tra loro. Durante lo svolgimento dei Giochi nessuna guerra poteva essere dichiarata e, almeno in via di principio, i conflitti in corso dovevano essere sospesi: in ogni caso atleti e spettatori diretti alle Olimpiadi potevano transitare anche in zone belliche.
Giochi Olimpici erano in primo luogo una cerimonia religiosa in onore di Zeus: si tenevano su un terreno sacro ai piedi del tempio dedicato al dio, che veniva invocato dagli atleti nel corso del solenne giuramento di lealtà sportiva, momento culminante della giornata di apertura....
I criteri di partecipazione
I criteri di ammissione erano piuttosto rigidi; inoltre, fino alla trentaseiesima edizione, poterono gareggiare soltanto gli aristocratici. In seguito la partecipazione fu allargata a tutti i cittadini greci di condizione libera che non avessero mai subito condanne. Vi fu anche un progressivo allargamento della regione di provenienza dei concorrenti, agli inizi limitata alla sola Elide; con il passare del tempo, e la crescita di importanza dei Giochi, cominciarono ad affluire atleti da tutto il mondo greco e, in epoca romana, da tutti i territori dell'impero.
Rimane invece invariata nei secoli la discriminazione nei confronti delle donne, mai ammesse né in veste di atlete né di spettatrici. Al sesso femminile era riservata una sorta di Olimpiade minore, che iniziava subito dopo la chiusura dei giochi maschili ed era consacrata alla dea Era.
La fine delle Olimpiadi
i Giochi Olimpici sopravvissero sino al 393 d.C., anno in cui l'imperatore Teodosio (su invito di Ambrogio, vescovo di Milano) ne decretò la fine, in quanto manifestazione orgiastica e sediziosa. Due anni prima lo stesso imperatore aveva abolito tutti i culti e i centri di culto pagani: Olimpia e i suoi Giochi avevano così perso d'un colpo il loro significato sacrale.
La fine di un mondo
Sta proprio nel tramonto della cultura classica (che attribuiva alla fisicità un'importanza fondamentale) la ragione profonda della fine dei Giochi Olimpici e dello sport antico in generale. Il cristianesimo, nuova religione e cultura dominante, tendeva piuttosto a mortificare il corpo, ritenendolo poco più che un ostacolo sul cammino verso il raggiungimento del bene supremo: la salvezza dell'anima.
La ripresa dei giochi dopo ben 2672 anni fu merito del barone Pierre de Coubertin, grande appassionato di sport che, con la sua perseveranza, ed investendo buona parte dei suoi capitali, riuscì nell'impresa di far risorgere il mito delle olimpiadi nel 1892.
Egli ricercò la possibilità di un avvicinamento tra le nazioni in un confronto che non fosse necessariamente quello bellico, ma sportivo.
Nel 1894 fu così fondato il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) che organizzò la preparazione e lo svolgimento di quello che sarebbe stato il raggiungimento di entrambi gli obiettivi di De Coubertin, nonché l’inizio del più grande evento sportivo.
In questo contesto, oggi, dobbiamo rispondere ad una domande:
che tipo di società vogliamo essere e quali sono i principi cui diamo piu' importanza?
Se i principi in cui affermiamo di riconoscerci sono solo un'arma da utilizzare quando coincidono con i nostri interessi economici, o se debbano essere una sorta di bussola cui ispirarsi, indipendentemente dalla convenienza materiale della loro applicazione.
Eventi storico-politici influenzarono spesso lo svolgimento delle Olimpiadi. Per tre volte le Olimpiadi moderne vennero annullate, nel 1916, nel 1940 e nel 1944, a causa delle guerre mondiali. In altre occasioni le Olimpiadi divennero scenario di eventi legati a tensioni politiche, in chiara contraddizione con l’idea di fratellanza universale che dovrebbe ispirare la manifestazione.
Il boicottaggio olimpico piu' celebre è quello del 1980. Erano in programma le Olimpiadi di Mosca, ma alla fine i Paesi del blocco occidentale decisero di disertarle. All'origine del boicottaggio, vi era l'invasione sovietica dell'Afghanistan, iniziata nel dicembre 1979. All'epoca, l'Afghanistan viveva un drammatico scontro di potere tra le fazioni comuniste filo-sovietiche ed i nazionalisti islamisti in ascesa.
L'URSS di Breznev temeva che il suo impero potesse sgretolarsi a causa dell'emersione dell'islamismo in Asia. Jimm Carter temeva un possibile assorbimento del territorio afghano da parte dell'Unione Sovietica ed una drastica riduzione dell'influenza statunitense sul Golfo Persico, ma soprattutto aveva bisogno di dare una dimostrazione di forza all'interno degli Stati Uniti per cercare di guadagnarsi la riconferma alla Casa Bianca contro lo sfidante Ronald Reagan. Carter chiese all'URSS di rinunciare alla sua guerra in Afghanistan, e dinanzi alla irremovibilità di Breznev, guido' un blocco occidentale di Paesi nel boicottaggio dei Giochi.
Il boicottaggio, fortemente voluto anche dal mondo arabo, coinvolse qualcosa come 60 Paesi.
Anche l'Italia vi prese parte, naturalmente all'italiana. Il governo era a favore del boicottaggio, ma il Comitato olimpico nazionale era contrario. A Mosca, alla fine arrivo' una delegazione azzurra dimezzata, senza la nutrita pattuglia degli atleti dei corpi militari, senza bandiera, senza i colori azzurri e senza inno nazionale.
Il boicottaggio delle Olimpiadi di Mosca, nell'immediato, non porto' buoni frutti né a Carter, né all'Afghanistan, né all'Unione Sovietica. Carter perse le elezioni da Reagan, l'Afghanistan visse 10 anni di guerra civile tra i carri armati di Mosca, mentre l'Unione Sovietica, dopo inauditi perdite umane, dovette infine ritirarsi dall'Afghanistan nel 1989. Il resto è storia relativamente recente, con la morte di Breznev nel 1982, con l'URSS che si è ritrovata a vivere una crisi economica devastante, ed infine con l'arrivo al potere nel 1985 di Gorbaciov, la Perestroika, la dissoluzione dell'impero sovietico, e l'avvento di un neo-zarismo mascherato da democrazia con l'era di Eltsin e quella di Putin.
Dall'anno del boicottaggio, gli Stati Uniti foraggiarono in misura sempre piu' consistente il fondamentalismo islamista in mezzo mondo, sempre in chiave anti-comunista. Con gli effetti collaterali che oggi sono davanti agli occhi di tutti.
Ex post, quel boicottaggio non produsse risultati positivi, fu probabilmente del tutto neutro sulla successiva evoluzione degli eventi: non fu altro che l'ennesima tappa della guerra fredda. Non a caso, 4 anni dopo, fu il blocco comunista a boicottare le olimpiadi di Los Angeles.
Cinquant'anni prima, nel 1936, le Olimpiadi di Berlino, quelle del nazismo e delle quattro medaglie d'oro di Jesse Owens non erano state oggetto di boicottaggio. Negli Stati Uniti, aveva infine prevalso l'opinione che non si dovessero politicizzare i Giochi, con la comunità afro-americana che asseriva che le probabili vittorie degli atleti di colore avrebbero demolito ogni tesi sulla supremazia della razza ariana.
Avevano torto. Adolf Hitler, abbandonando platealmente la tribuna al momento della premiazione, si rifiutò di riconoscere le vittorie dell’atleta statunitense di colore Jesse Owens, vincitore di quattro medaglie d’oro.
Nel 1976 molti Paesi africani boicottarono i Giochi di Montreal per protestare contro la complicità occidentale nelle politiche di apartheid in Sud Africa. A far scattare la protesta era stata una tourné della squadra di rugby neozelandese in Sud Africa.
Eventi storico-politici influenzarono spesso lo svolgimento delle Olimpiadi. A differenza dei Giochi olimpici dell’antichità, per i quali la tradizione voleva che durante la loro celebrazione si sospendesse ogni conflitto bellico in corso, per tre volte le Olimpiadi moderne vennero annullate, nel 1916, nel 1940 e nel 1944, a causa delle guerre mondiali. In altre occasioni le Olimpiadi divennero scenario di eventi legati a tensioni politiche, in chiara contraddizione con l’idea di fratellanza universale che dovrebbe ispirare la manifestazione.
Nel 1936, durante le Olimpiadi di Berlino, Adolf Hitler, abbandonando platealmente la tribuna al momento della premiazione, si rifiutò di riconoscere le vittorie dell’atleta statunitense di colore Jesse Owens, vincitore di quattro medaglie d’oro.
Durante i Giochi di Monaco del 1972, un gruppo di guerriglieri arabi del movimento palestinese Settembre Nero uccise due membri della squadra israeliana e ne presero in ostaggio altri nove, che persero poi la vita insieme a cinque guerriglieri durante lo scontro a fuoco con la polizia tedesca. In segno di lutto le Olimpiadi si fermarono per un giorno e la decisione di continuare ugualmente i Giochi fu criticata da molti.
Nel 1976, a Montréal, diversi paesi africani chiesero l’esclusione dai Giochi della Nuova Zelanda, la cui squadra di rugby aveva giocato in Sudafrica, stato nei confronti del quale il mondo sportivo aveva deciso una specie di embargo per denunciare il violento regime di apartheid allora in vigore: al rifiuto da parte della direzione dei Giochi, 31 nazioni si ritirarono dalle gare.
Gli Stati Uniti, insieme ad altri 64 paesi, non presero parte, nel 1980, alle Olimpiadi di Mosca, per protesta contro l’invasione sovietica dell’Afghanistan (vedi Guerra in Afghanistan). I partecipanti, impegnati in 22 sport, furono comunque più di cinquemila. L’URSS boicottò di conseguenza, nel 1984, i Giochi di Los Angeles, in quanto, secondo Mosca, gli atleti sovietici non erano sufficientemente protetti contro i movimenti anticomunisti americani. Altre 18 nazioni dell’Est europeo e Cuba si associarono al boicottaggio e rinunciarono alle gare. Alle competizioni partecipò invece per la prima volta la Cina popolare. Nel 1988, a Seoul, parteciparono 159 nazioni, un record sino ad allora; l’unico problema politico fu la Corea del Nord, che non partecipò alle gare, insieme a Cuba.
Nel 1992 a Barcellona si ebbe finalmente un’edizione olimpica senza boicottaggi: il numero di nazioni (169) e di atleti (9356) superò ogni record; al posto dell’Unione Sovietica si presentò ai Giochi la Comunità degli Stati Indipendenti e molti dei suoi atleti (fra i quali il ginnasta Scherbo e il nuotatore Popov) si confermarono tra i più forti del mondo (complessivamente vinsero 45 medaglie d’oro); la Germania si presentò unita e il Sudafrica partecipò per la prima volta dopo il 1960. Vi presero parte inoltre nuove nazioni come la Slovenia e la Lituania.
Le Olimpiadi del 1996 hanno celebrato il centenario dei Giochi moderni e si sono svolte ad Atlanta, sede dello sponsor ufficiale dei Giochi, la Coca-Cola: decisione molto contestata, in quanto esempio evidente delle sempre maggiori concessioni dello sport alle regole dei profitti commerciali, e soprattutto perché la candidatura di Atlanta ha avuto la meglio su quella di Atene, a cui molti ritenevano spettasse di diritto ospitare l’edizione del centenario. Anche ad Atlanta, dove hanno preso parte le rappresentative di 197 paesi, tra cui per la prima volta la Palestina, la manifestazione è stata celebrata in un clima teso per il grande dispiegamento di mezzi di sicurezza che tuttavia non sono riusciti a evitare un attentato terroristico di matrice rimasta ignota. Le Olimpiadi del 2000, tenutesi a Sydney, in Australia, si sono invece svolte senza incidenti nonostante le tensioni legate alle discriminazioni subite per oltre due secoli dai popoli aborigeni.
Due sono state le ombre che hanno in parte offuscato i Giochi del 2004, svoltisi nuovamente ad Atene oltre un secolo dopo la prima, storica edizione del 1896: la minaccia del terrorismo internazionale, che ha comportato la predisposizione di imponenti misure di sicurezza, e la proliferazione dei casi di doping, che ha inquinato la regolarità delle prove di diversi atleti.
martedì 27 maggio 2008
La storia inizia con i Giochi
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